Banda Larga, per ora solo un sogno

03/12/2009
09:24

L'assenza di infrastrutture a banda larga amplifica il digital divide in Italia


Il 12 per cento degli italiani oggi non ha i 2 megabit al secondo che il rapporto di Francesco Caio considerava la soglia minima per un Paese moderno, questa percentuale  se prendiamo a riferimento i 20 megabit che assicurano l’Internet veloce, secondo i dati dell’Osservatorio Banda Larga di Between si innalza al 39 per cento.
Il piano Romani prevedeva investimenti all’inizio di  800 milioni fino ad arrivare poi a  1.400 milioni di stanziamento previsti e si riprometteva di colmare questo divario digitale rendendo disponibili  20 mega a tutti gli italiani entro l’anno fatidico 2012.
Nell’ultimo mese a causa di altre priorità dell’Agenda Politica, dovute all’avanzare della crisi economica, il governo ha deciso di dare uno stop al Piano Romani scatenando sia il dibattito politico e sia le reazioni dei blogger. Il risultato ottenuto è stato paradossalmente quello di portare all’attenzione di tutti il rischio che l’Italia resti arretrata in un’infrastruttura fondamentale per la competitività del Paese.
Abbiamo discusso di ciò con alcuni CIO che sono ogni giorno protagonisti dell’innovazione in Italia, di seguito le risposte di Alessandro Musumeci – Direttore Centrale dei Sistemi Informativi (DCSI) delle Ferrovie dello Stato
L'italia ha davvero bisogno della Banda Larga?
La banda larga è realmente essenziale per lo sviluppo del nostro Paese; basti pensare alla sua importanza nel mondo della scuola o nel settore della ricerca, oppure per favorire lo sviluppo delle telecomunicazioni. O ancora alle interazioni fra banda larga e il settore della multimedialità nell’ambito della diffusione di news e di programmi sul digitale terrestre. Diversi paesi come ad esempio la Corea del Sud hanno investito pesantemente sulla rete di telecomunicazioni a banda larga nel loro paese prima di assistere ad un forte sviluppo in tutti i comparti dell’industria e della ricerca, conseguente a tali investimenti. Nel settore dei trasporti la banda larga è strettamente collegata ad un nuovo concetto di mobilità che favorisce gli spostamenti frequenti a breve-medio raggio (entro i 500 km), abilitando nuovi servizi di prenotazioni e informazioni per il viaggiatore. In quest’ambito si collocano le prime sperimentazioni che abbiamo realizzato in questi mesi sulla Torino-Milano e sulla Roma-Napoli di accesso internet a banda larga sui treni Alta Velocità. 
Quale politica per l'innovazione dovrebbe fare il Governo?
A mio avviso il Governo dovrebbe favorire i nuovi investimenti sulla banda larga, attraendo capitale privato per la realizzazione di nuove infrastrutture e servizi; si tratta di realizzare quanto già fatto negli scorsi anni per l’Alta Velocità ferroviaria dove sono stati creati dei consorzi che hanno cumulato capitali pubblici e privati (in particolare di istituzioni finanziarie), per la realizzazione di grandi opere. Anche nel settore della banda larga si possono attrarre importanti capitali, italiani o stranieri, per lo sviluppo di infrastrutture, mobili o fisse, e di servizi a valore aggiunto. E’ necessario inoltre fare sinergia fra diversi enti sul territorio, come Comuni, Provincie, Regioni e Università, che hanno sviluppato importanti reti di telecomunicazioni (basti pensare alla rete GARR delle Università o alla rete Lepida della Regione Emilia Romagna) che molto spesso sono sottoutilizzate o si sovrappongono con altre reti sul territorio, per il collegamento ad esempio delle scuole. E’ necessario creare un’Autorità di supervisione delle reti sul territorio, che potrebbe coincidere anche con l’attuale Ministero delle Comunicazioni, che riprenda il lavoro fatto dalla società Infratel (purtroppo in assenza di fondi), con poteri di indirizzo e di attuazione più forti di quelli attuali. Anche lo scorporo della rete Telecom per renderla pubblica, potrebbe dare un ulteriore impulso a tale politica di valorizzazione della rete.
L'articolo completo con le risposte di:
 

è disponibile al link: 
http://www.antoniosavarese.it/index.php?option=com_content&task=view&id=264&Itemid=41
 

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